Rete Evangelica Fede e Omosessualità di Milano: Gruppo di Valorizzazione e Riconoscimento della Comunità Omosessuale.
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Nome: Gruppo Varco
Gruppo di Valorizzazione e Riconoscimento della Comunità Omosessuale.
Siamo un gruppo omosessuale cristiano, nato con atto del VI Circuito Lombardo-Piemontese dell' Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste, operante nella Chiesa Valdese di Milano come sede locale della REFO (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) il cui scopo è la valorizzazione e il riconoscimento della comunità GLBTQ all'interno delle chiese evangeliche .
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CENA D'ESTATE del Gruppo Varco-Refo, aperta a tutti: membri, amici e simpatizzanti.
Con l'occasione si farà una raccolta fondi per le future iniziative del Gruppo Varco.
Durante i momenti di convivialità ci sarà la relazione del nostro segretario, Alessandro, riguardo all'esperienza dell'European Forum dei gruppi lgbt cristiani che si è tenuto dal 20 al 24 maggio a Helsinki, alla nuova adesione ufficiale del Gruppo Varco a questa importante iniziativa ecumenica ed internazionale, e ai nuovi progetti e proposte per il futuro.
Appuntamento alle ore 20.00-20.30 c/o la Sala Arcobaleno della Chiesa Valdese di Milano (Via della Signora 6).
Per informazioni e prenotazioni contattare la nostra segreteria: webmaster.varco@yahoo.it
Si è svolto lo scorso 7 maggio 2009 nei locali della Libreria Claudiana un incontro con Rabbino Haim Cipriani su Ebraismo e omosessualità organizzato dal Gruppo Varco – Rete Evangelica Fede e Omosessualità in collaborazione con la Parrocchia Vetero Cattolica “Gesù di Nazareth”.
L’incontro vuole essere il primo di una serie volta ad approfondire il rapporto con l’omosessualità delle grandi religioni, aprendo nel contempo nuove strade di dialogo e riflessione.
Il Rabbino Haim Cipriani appartiene alla Sinagoga liberale Lev Chadash della World Union for Progressive Giudaism, che si colloca nell’ampio ambito dell’Ebraismo Modernista diffuso, nelle sue diverse anime, in tutto il mondo.
Lev Cadash è la prima e la più vasta delle comunità progressive in Italia e lavora per la promozione dell’ebraismo in uno spirito di apertura e tentando di trovare il difficile equilibrio tra tradizione religiosa e modernità.
Il contributo di Haim Cipriani è partito da un elemento fondante dell’ebraismo modernista (in sintonia con la recente tradizione delle Chiese Riformate): la lettura storico- critica dei Testi Sacri.
In questa visione il popolo ebraico è più che “il popolo del Libro”, il popolo “dell’interpretazione del Libro”. Il progresso delle conoscenze e delle scienze umane permette quindi letture dei testi sacri ricche di nuovi significati e percorsi.
L’interpretazione è vista in un’immagine come un bastone che percuote la roccia, al tempo stesso con forza e rispetto, provocando l’”esplosione” della roccia stessa e liberandone in questo modo l’energia. L’ebraismo in questa luce si presenta quindi in cammino e continua rigenerazione.
Un esempio molto calzante di queste dinamiche è stata la “riabilitazione” dei sordomuti, che secondo la Torah erano da considerare persone “di serie B” e non soggetti agli stessi diritti e doveri degli altri ebrei.
A partire dal secolo scorso, grazie al progresso delle scienze umane, i sordomuti sono però stati completamente ammessi nella comunità come soggetti portatori a pieno titolo dei diritti e soprattutto dei doveri (i secondi più importanti dei primi nella sensibilità ebraica) di ogni altro ebreo.
Questo processo avviene però senza rinnegare il passato, ma riconoscendo il cambiamento del contesto in cui la legge deve essere applicata (per l’Ebreo i cambiamenti importanti hanno sempre a che fare con la legge).
Un discorso simile può essere fatto per l’omosessualità che al tempo della Torah era associata alla sopraffazione, all’idolatria ed alla prostituzione sacra: non si può dunque sostenere che le condanne contenute nella Torah siano applicabili al concetto di omosessualità come lo intendiamo oggi.
In particolare l’omosessuale può essere associato al concetto di 'anús (אנוס) ossia “obbligato”: in altre parole gli e le omosessuali sono “obbligati” dalla loro natura a non rispettare il modello tradizionale di famiglia eterosessuale e patriarcale (che costituisce il modello nell’ebraismo, come nelle altre grandi religioni), ma proprio a causa di questo obbligo non è possibile imputare loro alcuna “colpa” (rimanendo nei termini giuridici, fondamentali per un Ebreo).
Così come nel medioevo gli Ebrei convertiti coattivamente al cristianesimo sotto minaccia di morte non erano imputabili di trasgressione alla legge, allo stesso modo gli/le omosessuali non sono imputabili di alcuna scelta contro la legge (ad es. il precetto di procreare) perché non seguono altro che la propria natura.
I cardini della famiglia tradizionale (fedeltà, rispetto, patto) si applicano quindi in questa visione anche alla coppia gay/lesbica, anche se un matrimonio gay in senso stretto non è applicabile alla legge ebraica (è bene ricordare che lo Stato di Israele non ammette il matrimonio civile).
Si dovrà dunque trovare forme nuove per una benedizione delle unioni tra persone omosessuali, attraverso dinamiche simili a quelle già in corso in alcune Chiese della Riforma.
Forse il destino dell’Ebraismo delle prossime generazioni, ha concluso Cipriani, sarà proprio quello di trovare queste nuove vie di dialogo per includere chi finora è stato escluso, a partire proprio dalle persone omosessuali.
L’intervento del Rabbino Cipriani è stato preceduto da una breve introduzione di Maria Vittoria Longhitano (Ministro della Chiesa Vetero Cattolica di Milano) e seguito da alcune riflessioni finali della Pastora della Chiesa Valdese di Milano, Anne Zell.
Entrambi gli interventi, ed anche il dibattito che ha concluso la serata con numerosi interventi da parte del pubblico, hanno sottolineato i numerosi punti in comune con le riflessioni in corso in questi anni anche in alcune Chiese cristiane e sulla necessità di un lavoro comune in particolare riguardo ai diritti e doveri delle coppie formate da persone dello stesso sesso.
In occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia il Gruppo Varco (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) aderisce alla proposta partita dal Convegno Nazionale REFO di Firenze che ha invitato le realtà locali ad organizzare Veglie ed Incontri di Preghiera per ricordare le vittime dell’omofobia e chiedere al Signore di liberarci tutti dalle paure che ci impediscono di accoglierci tra noi come fratelli e sorelle in Cristo.
La nostra scelta è quella di vivere questo momento di preghiera in comunione con tutta la comunità e non in un momento separato ed avulso dalla vita della nostra Chiesa. Anziché in una Veglia, la nostra preghiera sarà dunque una preghiera di tutta la Chiesa Valdese di Milano ed avverrà in occasione del Culto di Domenica 17 Maggio 2009, che sarà presieduto dalla Pastora Anne Zell ed animato dai componenti del Gruppo Varco.
Ispirandoci al versetto scelto per le celebrazioni del 2009 tratto da I Giovanni 4,18 “Chi ha paura non è perfetto nell’amore”, vivremo dunque un momento di comunione con la Chiesa di Milano (e con tutti coloro che vorranno essere con noi quel giorno) arricchendo il Culto con le nostre preghiere e testimonianze, ma anche con la nostra presenza visibile.
In questo modo crediamo anche di assolvere al mandato che abbiamo ricevuto dal Circuito ed in tempi più recenti dal Documento approvato dall’Assemblea-Sinodo del 2007, cioè quello di sensibilizzare le comunità locali promuovendo l’accoglienza e la valorizzazione delle persone omosessuali e transessuali".
Tutti/e sono invitati a pregare insieme a noi Domenica 17 Maggio alle ore 10:45 presso il Tempio della Chiesa Valdese di Milano in via F. Sforza 12/A (MM1 San Babila- MM3 Missori. Ritrovo ore 10.30)
Per informazioni webmaster.varco@yahoo.it
Giovedì 7 maggio 2009, alle ore 20.30, in sala Claudiana, presso la chiesa valdese di Milano, si terrà la conferenza con il rabbino Haim Cipriani su “Ebraismo ed omosessualità”, organizzato dal gruppo Varco-Refo di Milano, gruppo di Riconoscimento e Valorizzazione della Comunità Omosessuale.
Il convegno vuole essere il primo di una serie di incontri atti a proporre la riflessione con altre religioni sul tema dell’omosessualità .
Haim Cipriani è il rabbino della sinagoga liberale Lev Chadash della World Union for Progressive Judaism, la più grande organizzazione religiosa ebraica nel mondo. Essa conta più di un milione e mezzo di iscritti alle comunità federate. La sinagoga si colloca nell'ampio ambito dell'Ebraismo modernista, che nelle sue diverse anime è diffuso in tutto il mondo. Lev Chadash è la prima e la più vasta delle comunità progressive in Italia. Lavora per la promozione dell'ebraismo, dello studio e della pratica delle mitzvòt in uno spirito di apertura e di modernità.
Haim Fabrizio Cipriani, membro riconosciuto del collegio rabbinico progressivo europeo, proporrà una interpretazione dell’omosessualità alla luce degli studi e delle tradizioni ebraiche.
Domenica 15 Marzo 2009
Una giornata particolare. Incontriamoci. Pranzo e visita alla Pinacoteca Ambrosiana
Pranzo alle Ore 12.00, Visita al museo ore 14.00
Nello scorso mese di dicembre noi del Gruppo del Varco, espressione milanese della Rete Evangelica Fede e Omosessualità, abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro sgomento per le dichiarazioni del Vaticano sulla (non-)sanità psicofisica delle persone gay e lesbiche, e per il rifiuto di accettare chi si permette di esplicitare il proprio orientamento omosessuale con una vita affettiva e relazionale completa, anziché viverlo soltanto sul piano dei desideri e sentimenti. Tutto ciò ci sembrava già sufficientemente disumano e assai poco cristiano, anche perché – sebbene non ci interessi contestare le prese di posizione di una chiesa cristiana di cui non siamo membri – siamo consapevoli di quale impatto possano avere queste stesse dichiarazioni sull’opinione pubblica e sulla legislazione del nostro Stato, ben poco laico.
Ebbene: con un ritmo incalzante, pochi giorni dopo la prima condanna ne è arrivata una nuova, questa volta ai danni di chi nasce donna in un corpo di uomo o viceversa, o di chi trova il proprio equilibrio psicofisico in un’identità non strettamente definibile come “maschile” o “femminile”. La comunità scientifica si interroga da anni sulle ragioni della transessualità e sui percorsi che possono accompagnare queste persone a trovare il proprio equilibrio: non vogliamo e non possiamo esporre qui i risultati di studi e ricerche serie. Ci ha lasciati molto perplessi, tuttavia, il corredo di affermazioni pseudoscientifiche con le quali la gerarchia cattolica ha motivato la propria condanna, in particolare il postulato che l’umanità sia “per natura uomo-e-donna”, e che perciò tutto il continuum di forme ed esperienze che si estendono tra le due polarità del maschile e femminile sia soltanto un’illusione o il sintomo di una degenerazione. Il papa sembra accanirsi con particolare acrimonia contro le teorie basate sul concetto di gender (cioè sulla consapevolezza che l’identità personale non sia determinata a priori soltanto dall’essere nato maschio o femmina, ma da una molteplicità di esperienze sociali e culturali), denunciando che queste teorie si risolverebbero addirittura in una pretesa di “autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore”, e quindi porrebbero le premesse dell’autodistruzione dell’umanità.
Al di là delle lenti deformanti di chi interpreta la realtà alla luce dei propri dogmi, il transessualismo esiste eccome in natura, e questo è un presupposto scientifico inoppugnabile.
Citiamo due passaggi da articoli della dottoressa Diana Nardacchione, medico e psicoterapeuta, voce autorevole in questo settore di studi: «[Tra molti animali] il “transessualismo naturale” sfrutta il fatto che i caratteri sessuali dell’altro sesso sono presenti in ciascun individuo e predisposti allo sviluppo. Il transessualismo umano si limita ad attivare artificialmente meccanismi che nell'uomo sono latenti mentre in altre specie di animali sono attivi normalmente». 1
E ancora: «Il pregiudizio [verso le persone transessuali] nel nostro Paese si fonda più sull’opportunismo che su consolidate radici etiche, che sono, in realtà, solo fonte di alibi pretestuosi. Molti individui aderiscono al pregiudizio per conformismo, al fine di consolidare o ampliare il proprio consenso … L’“illusione di normalità” è una forma di tirannia statistica in base alla quale il comportamento più frequente viene assunto come “normale” e quello meno frequente viene classificato come “anormale”. L’anormalità, lungi dall’essere considerata come fenomeno meno probabile, viene inconsapevolmente ed abusivamente qualificata sempre come “innaturale”, “sbagliata”, “malformata” od “immorale”».2
La legge 164 già dal 1982 riconosce e legittima in Italia la condizione delle persone transessuali e garantisce loro la possibilità di un percorso di ri-assegnazione anche chirurgica del proprio sesso di appartenenza. Eppure, dopo più di vent’anni, l’opinione pubblica conosce il fenomeno transessuale solo per le sue espressioni più plateali o per lo sfruttamento mediatico che se ne fa. Resta ancora da percorrere buona parte del cammino che porterebbe la società nelle sue diverse espressioni ad accogliere, supportare e valorizzare tutte le persone transessuali, in qualunque stadio del loro percorso di transizione esse si trovino.
Vogliamo alzare ancora una volta la nostra voce, vogliamo partecipare anche noi a questa lotta, non violenta eppure decisa: perché sappiamo che anche le chiese cristiane sono chiamate ad essere comunità aperte, veramente inclusive, in cui ogni persona dovrebbe sentirsi apprezzata e accompagnata per quello che è. Questa secondo noi è la logica dell’Evangelo: una regola etica fondamentale che regola i rapporti interpersonali, “Fa’ agli altri ciò che vorresti sia fatto a te”, ma soprattutto l’annuncio di grazia di un Dio che stringe tutti nella sua mano e che sa spalancare davanti ad ogni persona un cammino di vera liberazione.
Il Gruppo Varco
(testo di A. Salvadori e M. Pedretti)
1 D. Nardacchione, “Identità di genere tra necessità e scelta” in Transessualità: Oltre lo specchio, Letture, percorsi e storie di trasformazione, a cura di Mirta Da Pra Pocchiesa e Ornella Obert. Torino, Gruppo Abele, 2007
2 eadem, “Misandroginia” in We Will Survive: Lesbiche, gay e trans in Italia, a cura di Paolo Pedote e Nicoletta Poidimani. Milano, Mimesis, 2007.

APPELLO
Di fronte all’organizzazione della nostra città di un ciclo di 19 incontri finalizzati a guarire gli omosessuali grazie alla terapia ripartiva, alla cristoterapia e ad un corso di roccia promossi da Living Waters e da Gruppo Lot e ospitati presso la Casa di formazione S. Efrem Diacono, struttura della Diocesi di Brescia
Orlando
Comitato provinciale Arcigay di Brescia
convoca una
Manifestazione di protesta
"NON GUARIRETE MAI!"
Sabato 24 Gennaio 2009
Alle ore 14.30
In Via Benacense (parallela di Viale Venezia) a Brescia
Per ribadire l’assurdità e la pericolosità di teorie pseudo scientifiche promosse da ciarlatani e apprendisti stregoni, ampiamente stigmatizzate da eminenti medici psichiatri e pscicoterapeuti e sconfessate dall’ordine nazionale degli psicologi.
Per difendere la dignità delle persone omosessuali.
Per condannare l’applicazione di queste teorie, frutto di posizioni ideologiche mascherate con un linguaggio scientifico, che hanno come unico effetto l’infelicità e la repressione delle persone lesbiche e gay e ne impediscono l’autonomia, la piena libertà e una serena ricerca della felicità.
Per riaffermare che l’omosessualità non è una malattia, non nasce dalle frequentazioni o da un rapporto squilibrato con i propri genitori, è solo, come dichiara l’organizzazione mondiale della sanità, una variabile naturale del comportamento umano.
Per chiedere a psicologi e psicoterapeuti di contrastare tali “terapie” e farsi portatori di una cultura dell’accettazione capace di favorire un rapporto sereno e consapevole con la propria natura.
Dall’omosessualità non si può guarire, dai pregiudizi invece sì.
Per adesioni segreteria@arcigaybrescia.it
[il Guppo Varco aderisce ufficilamente alla Manifestazione]
Carissime amiche, cari Amici ,
come vi avevamo già accennato domenica 18 gennaio 2009 alcuni volontari e volontarie del progetto gionata e del gruppo Kairos di Firenze s'incontreranno a Parma per visitare la mostra del Correggio... un artista del rinascimento famoso per la sensualità ed i colori dei suoi dipinti sacri e profani.... il sogno di un'artista, l'illusione prospettica dei suoi dipinti, le floride bellezze femminee (e non solo) dei suoi quadri faranno da palcoscenico alla scoperta della bella Parma con i suoi palazzi di marmo e le severe facciate delle sue stupende chiese.... uniremo anche un pranzo tipico in un localino per assaggiare altri sapori d'arte...
ma sarà questo un modo per passare una giornata diversa, insieme... per rivederci o vederci per la prima volta.... per sorridere, discutere e vivere un momento insieme, lontani dalla rete ma più vivi nella vita...
Continuando a sognare e a costruire il cambiamento ma guardandoci negli occhi, dando un volto, una speranza e un sorriso ai nostri nomi...
Se ce la fate, se vi va, se siete libere o liberi per un giorno, se volete... ritroveremo amici che verranno da Firenze, Faenza, Milano, Brescia... noi vi aspettiamo...
Eccovi il programma di massima... date entro martedì la vostra adesione, anche perchè bisogna prenotare il biglietto della Mostra ed il ristorante...
i webmaster di gionata
Programma (PARMA, Domenica18 gennaio 2009)
ore 11.00 Breve visita della città,
13.00 pranzo in ristorante (prenotato da Innocenzo)
14.30 Dopo pranzo, visita alla mostra... sito internet http://www.mostracorreggioparma.it/lamostra.php
P.S. Chi vuole partecipare alla gita, lo comunichi al più presto.
Gionata.org - progetto su "Fede e omosessualità"
Website: http://www.gionata.org - Email: gionatanews@gmail.com